Ercole e Onfale
Olio su tela, 94 x 115 cm – Cornice 120 x 138 cm
La tela in esame è da riferire al catalogo di Nicolò Bambini (1651-1736), pittore veneziano attivo tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. Bambini fu influenzato da Paolo Veronese e successivamente dal classicismo barocco di Carlo Maratta.
La composizione bilanciata, la ricchezza cromatica e il trattamento sensuale delle figure sono elementi tipici del suo stile, che fonde la tradizione veneta con influssi romani.
Il soggetto mitologico, la resa plastica dei corpi e l'uso raffinato della luce suggeriscono una collocazione nell'ambito della produzione tarda dell'artista, in cui l'influenza barocca si fa più evidente nella teatralità della scena e nella vivacità espressiva dei personaggi.
Il dipinto rappresenta l'episodio mitologico di Ercole e Onfale, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. Secondo il mito, Ercole, per espiare la colpa dell'omicidio di Ifito, fu venduto come schiavo alla regina della Lidia, Onfale, che lo rese suo amante e lo costrinse a indossare vesti femminili mentre lei impugnava le sue armi. Come evidente nell’opera in analisi, la regina indossa la pelle del leone e impugna la clava, mentre Ercole, seminudo e con una corona di fiori sul capo, sostiene nella mano sinistra la conocchia per filare il lino, evidenziando l’inversione dei ruoli tra uomo e donna e la temporanea sottomissione di Ercole ad Onfale. Il contrasto tra la possanza fisica di Ercole e la grazia sensuale della regina enfatizza il tono ironico e allusivo della scena, unendo forza e delicatezza in un raffinato gioco di equilibri visivi.
L'ambientazione soffusa e il panneggio ricco contribuiscono a creare un'atmosfera intima e teatrale, tipica del barocco veneziano.
L'opera si inserisce pienamente nella produzione di Nicolò Bambini, il quale, con il suo stile elegante e la capacità di combinare elementi classici e barocchi, interpreta il mito di Ercole e Onfale con grande sensibilità narrativa e pittorica. Il cromatismo veneziano e il raffinato gioco di luci e ombre rendono il dipinto un esempio significativo dell'arte mitologica del tardo Seicento veneziano.