Ritratto di Giovanni di Antonio Caligiani
olio su tela, cm. 135x99
Il dipinto ritrae Giovanni di Antonio Caligiani, esponente di un’antica famiglia fiorentina, in abiti di colore rosso vivo che ne sottolineano lo status e la dignità pubblica. L’abbigliamento, con copricapo e manto dalle ampie maniche bordate di pelliccia chiara, è tipico di certe magistrature civili o di importanti cariche pubbliche nell’ambito della Firenze seicentesca; allo stesso tempo, il rosso poteva richiamare funzioni di rilievo (non necessariamente ecclesiastiche, ma di carattere istituzionale o consiliare).
La figura è rappresentata a mezza figura, voltata di tre quarti verso lo spettatore, con lo sguardo fermo e serio, quasi a voler affermare la propria autorevolezza. In basso a sinistra, sul fondo scuro, spicca lo stemma della famiglia Caligiani, contrassegno araldico che contribuisce a identificare il soggetto e a confermare l’appartenenza a una stirpe di rilievo nel tessuto nobiliare fiorentino. Il fondo neutro e scuro concentra l’attenzione sull’effigiato, evidenziando i particolari dell’abbigliamento e la fisionomia del volto. La pennellata appare abbastanza compatta e levigata, soprattutto nella resa dei dettagli del volto e delle mani, mentre la stoffa rossa è trattata con sapienti giochi di luce e ombra che creano morbide pieghe e volumi ben definiti.
Giovanni di Antonio Caligiani nacque a Firenze il 28 novembre 1404, figlio di Antonio di Iacopo e di Taddea di Piero degli Albizzi. Divenne uno dei principali consiglieri di Cosimo e Lorenzo de’ Medici ed ebbe un ruolo preminente nella vita pubblica fiorentina dal 1430 alla morte. Ricoprì numerose cariche istituzionali: priore e gonfaloniere di Giustizia, podestà a Città di Castello, vicario di Valdelsa, capitano a Volterra e Poppi, podestà a Pistoia, vicario in Valdivievole. Nel 1464, venne inviato a Roma in veste di ambasciatore della città di Firenze per congratularsi con Paolo II per la sua elezione al pontificato. In tale occasione il papa lo nominò cavaliere e, grazie all’aumentato prestigio che questa onorificenza gli conferì, per il resto della sua vita fu occupato in importanti ambascerie per conto della Repubblica fiorentina.
L'opera, rintelata ed in complessivo buono stato di conservazione, si colloca a pieno titolo nella tradizione ritrattistica fiorentina del XVII secolo, in cui la volontà celebrativa si unisce a un marcato naturalismo.